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Il massacro della flottiglia di Israele evidenzia l’urgenza di intensificare il BDS

Tradotto in italiano da Daniela Filippin per Gulagnik 

Palestina occupata, 8 giugno 2010 – In seguito al massacro di operatori umanitari e attivisti a bordo della Freedom Flotilla, avvenuto il 31 maggio 2010, e dell’insistenza di Israele a voler continuare l’assedio illegale di Gaza, mettere pressioni sullo stato sionista per costringerlo a conformarsi agli obblighi della legge internazionale è diventata una questione d’innegabile urgenza. Ubriaco di potere e del senso della sua stessa impunità, Israele ha ignorato i recenti appelli del segretario generale dell’ONU, oltre all’opinione diffusa fra i governi del mondo, di metter fine al suo assedio mortale. Israele ha poi scaricato il peso della responsabilità morale di fare qualcosa sulla società civile, costretta da sola a cercare di fargli assumere le proprie responsabilità e di rispettare le leggi internazionali, al fine di metter fine alla sua impunita criminalità. La campagna globale guidata dai palestinesi di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (BDS) contro Israele ha dimostrato di essere il modo più efficace per ottenere i risultati sopra elencati.

Il prolungato blocco che Israele ha imposto nei confronti di alimenti essenziali, forniture sanitarie e materiali per l’educazione e la costruzione non è solo immorale: è una severa forma di punizione collettiva, un crimine di guerra proibito dall’articolo 33 della quarta convenzione di Ginevra. Il blocco provoca la povertà diffusa, la contaminazione dell’acqua, la degenerazione ambientale, le malattie croniche, la devastazione economica, e centinaia di morti. Questo assedio medievale, in atto da tre anni contro 1,5 milioni di palestinesi di Gaza, è stato inequivocabilmente condannato da esperti legali di spicco, compreso il relatore speciale sui diritti umani nei territori occupati dell’ONU, Prof. Richard Falk, che ha descritto la situazione come un “genocidio lento”.

I crimini universalmente condannati di Israele contro le navi civili della Freedom Flotilla, come viene sostenuto unanimemente da esperti internazionali [1],  violano sia la legge internazionale marittima che la convenzione dell’ONU sulle leggi del mare, che precisa: “Il mare aperto dovrebbe essere riservato a intenti pacifici.” Sotto l’articolo 3 del 1988 della convenzione di Roma per la soppressione di atti illegali contro la sicurezza nella navigazione marittima, costituisce un crimine internazionale per chiunque prendere con la forza, o esercitare il controllo forzato su una nave, oltre a essere un crimine ferire o uccidere qualsiasi persona a bordo. 

Come hanno confermato diversi studiosi della legge internazionale, non v’è assolutamente nessuna giustificazione legale per l’atto di aggressione contro le navi civili, che portavano aiuti umanitari e materiali per lo sviluppo a civili che soffrono sotto l’occupazione di un blocco palesemente illegale, che ha creato un’artificiale e deliberata catastrofe umanitaria. La nostra risposta deve quindi essere proporzionata alle sconfinate sofferenze, risultato di questo assedio, oltre che al sistema complesso e decennale di oppressione israeliana.

La reazione della comunità internazionale e della gente di tutto il mondo deve essere compresa contestualizzando l’ultima atrocità israeliana all’interno di decenni di crimini israeliani impuniti, impunità concessagli dai governi d’occidente e ultimamente, anche dalle Nazioni Unite. Dalla Nakba in poi, con la fondazione di Israele attraverso l’espropriazione e la pulizia etnica della maggior parte dei popoli indigeni palestinesi, a Israele è stato permesso di negare a 6 milioni di rifugiati il diritto riconosciuto dall’ONU di tornare nelle proprie case di origine. Nello stesso periodo, Israele è riuscito a farla franca mettendo in atto un sistema di discriminazione razziale, legalizzato e istituzionalizzato,  conforme alla definizione di apartheid che è stata decretata dalla convenzione internazionale per la soppressione e la punizione dello stesso crimine del 1993. [2] Per esattamente 43 anni, Israele ha mantenuto la propria occupazione della Cisgiordania, incluse Gerusalemme e Gaza. Ha continuato la propria espansione coloniale illegale, commettendo crimini di guerra gravi con impunità. Persino la sentenza della corte internazionale di giustizia del 2004, che decretò illegali il Muro e gli insediamenti coloniali, chiamando direttamente gli stati affinché si arrivasse all’abbattimento di entrambi, fu ignorata.

Da parte della comunità internazionale, si stanno osservando dei segnali circa il sostegno incondizionato a Israele, per proteggerlo dal doversi assumere le proprie responsabilità o persino dall’essere criticato, che sta iniziando a mostrare delle crepe. Il massacro della flottiglia da parte di Israele è andato incontro a sanzioni internazionali, compresa la sospensione di relazioni diplomatiche con Israele. In particolare, il Nicaragua [3], il Sud Africa [4] e la Turchia [5] hanno rispettivamente richiamato i propri ambasciatori da Tel Aviv, oltre ad un’unanime richiamo da parte del parlamento turco a “rivisitare le relazioni politiche, militari ed economiche con Israele” e “cercare giustizia contro Israele attraverso le autorità legali nazionali ed internazionali”. [6] Oltretutto, il ministro dell’educazione norvegese, nonché capo del partito socialista, Kristin Halvorsen, ha reiterato la propria diffida all’armamento di Israele, invitato gli altri stati a seguire il suo esempio, “di imitare la posizione norvegese, che proibisce il commercio di armi con Israele”. [7]

La società civile internazionale ha reagito rapidamente ed efficacemente all’attacco israeliano contro la flottiglia. Il sindacato svedese dei lavoratori portuali ha prestato ascolto all’appello di boicottaggio, [8] decidendo di bloccare ogni carico, da e per Israele, dal 15 al 24 giugno. [9] La federazione sindacale sud africana COSATU “ha invitato tutti a un maggiore sostegno della campagna di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni internazionale contro Israele”, invitando “tutti i sud africani a rifiutare di acquistare o maneggiare merce da Israele, o entrare in affari con aziende israeliane.” [10] L’unione e alleanza di trasporti South African Transport and Allied Workers’ Union (SATAWU), che fu pioniera del boicottaggio marittimo contro Israele nel febbraio 2009, rifiutando di scaricare il carico di una nave a Durban, ha anche accolto l’appello del BNC, invitando i propri soci a “non permettere che alcuna nave israeliana approdi al porto o venga scaricata qui”, e invitando altri sindacati a “non maneggiarle”. [11] L’unione sudafricana di lavoratori municipali, o South African Municipal Workers Union (SAMWU) ha unanimemente invitato ogni municipio in Sud Africa a diventare zona una zona libera da associazioni con l’apartheid israeliana. [12] Alla sua prima conferenza sulla propria linea politica tenutasi a Manchester il più grande sindacato britannico, Unite, ha unanimemente promosso una mozione di BDS per boicottare ogni azienda israeliana. [13] La federazione di sindacati più grande della Norvegia, la LO, che comprende quasi un quinto dell’intera popolazione norvegese, ha invitato il fondo delle pensioni di stato, il terzo più grande del mondo, a disinvestire da ogni azienda israeliana. [14] Un sondaggio fatto dopo l’attacco alla flottiglia ha dimostrato che più del 42% dei norvegesi ora sostiene un boicottaggio totale dei beni israeliani. [15]

 Anche figure di spicco del mondo della cultura hanno detto la loro. Lo scrittore britannico di fama mondiale, Iain Banks, ha sostenuto nel Guardian che il miglior modo per gli artisti, scrittori e accademici internazionali di “convincere Israele del proprio stesso degrado morale e anomalia etica” è di “semplicemente non avere nulla più a che fare con questo stato di fuorilegge.” [16] Sulla scia dell’attacco contro la flottiglia i Klaxons e i Gorillaz Sound System hanno annullato i propri concerti in Israele, [17] così come i Pixies. [18] Lo scrittore svedese di best-seller internazionali, Henning Mankell, presente sulla Freedom Flotilla quando è stata attaccata, ha invitato tutti a promuovere una sanzione globale nello stile di quella che fu mossa contro il Sudafrica, in risposta alla brutalità di Israele. [19] La scrittrice di best-seller americana, Alice Walker, ha ricordato al mondo del boicottaggio nei confronti della compagnia di autobus razzista che scaturì dal gesto di Rosa Parks e Martin Luther King a Montgomery, in Alabama, durante i movimenti di diritti civili, richiamando a un più ampio sostegno del BDS contro Israele “come dovere morale”. [20]

Il Comitato nazionale palestinese del BDS (BNC) ha caldamente dato il benvenuto a queste coraggiose, nobili ed efficaci iniziative e azioni internazionali per poter mettere fine all’assedio e all’impunità criminale di Israele. Rendiamo omaggio agli artisti, gli sportivi e i sindacati per aver prestato ascolto agli appelli della società civile palestinese, al fine di promuovere una solidarietà più efficace con il popolo palestinese.

  Oggi, inviamo un appello a

        Sindacati di lavoratori portuali, affinché prestino ascolto alla chiamata, [21] pubblicata il 7 giugno 2010, da tutti i movimenti sindacati palestinesi per bloccare il caricamento e lo scarico dei carichi navali, da e per le imbarcazioni israeliane.

        Altri sindacati ad adottare il BDS, implementando un boicottaggio dei prodotti israeliani, e disinvestendo i propri fondi di pensioni, di tutti i titoli, da Israele e da aziende internazionali che beneficiano dall’occupazione e l’apartheid di Israele. Invitiamo anche tutti i sindacati internazionali a seguire l’esempio storico posto dall’unione accademica britannica, la UCU, quando decise [22] il 31 maggio di cessare i rapporti con Histadrut, persino prima che fossero rese pubbliche le dichiarazioni dello stesso, [23] atte a passare una mano di bianco sui crimini di Israele nel massacro della flottiglia. Il movimento dei sindacati palestinesi, rappresentato dal BNC, ha inequivocabilmente condannato la recente difesa di Histadrut nei confronti dei crimini di guerra d’Israele. La federazione generale palestinese di sindacati (PGFTU), ad esempio, ha accusato [24] Histadrut di nascondersi “dietro al pretesto della collaborazione fra sindacati per giustificare il brutale assalto contro i civili, che volevano offrire aiuti umanitari a 1,5 milioni di palestinesi, per la maggior parte lavoratori, di Gaza.” Vale la pena di notare che Histadrut aveva difeso i crimini di guerra d’Israele a Gaza durante il 2008-09. [25]

        I governi a porre immediatamente fine a ogni forma di collusione con il blocco illegale d’Israele nei confronti della Striscia di Gaza, mettendo pressioni su Israele per garantire accesso illimitato e libertà di movimento a persone e beni dentro e fuori dalla Striscia. I governi che rispettano la legge internazionale e i diritti umani sono invitati a mettere in atto un embargo globale di armi contro Israele e bandire qualsiasi forma di commercio con le colonie.         

        Le persone di coscienza a mettere pressioni sui governi, affinché sospendano immediatamente il commercio di armi con Israele, implementando sanzioni contro gli scambi, chiedendo che vengano portati di fronte ai giudici gli ufficiali e il personale militare israeliani che ha preso decisioni a favore di quest’ultimo massacro o lo ha messo in atto, oltre ad altri crimini di guerra.

         Le organizzazioni della società civile – comprese quelle di natura religiosa, le università, le unioni, le associazioni femminili, i gruppi studenteschi, le associazioni accademiche, ecc — affinché le proprie istituzioni disinvestano e sottraggono i propri fondi pensione e ogni forma di investimento in Israele, oltre alle compagnie internazionali complici nel mantenere l’occupazione, l’apartheid e le violazioni delle leggi internazionali di beni israeliani. Li richiamiamo affinché continuino a mettere pressioni sui propri governi per mettere fine all’accordo di commercio libero (FTA) con Israele, mettendo in atto un embargo di armi, come Amnesty International invitò a fare in precedenza, dopo Piombo Fuso [26].

 In particolare, ci appelliamo a:  

        L’UE, affinché rifiuti di rinnovare il piano di azione israelo-europeo e sospenda l’accordo dell’associazione UE-Israele; il Mercosur chiede di sospendere il proprio FTA con Israele; India e Cile affinché mettano fine a ogni negoziazione concernente un FTA con Israele.

        Turchia, Grecia e Irlanda, come stati le cui navi civili sono state illegalmente attaccate in acque internazionali da Israele, affinché seguano ogni canale giuridico possibile e sospendano ogni accordo bilaterale con Israele, fino a che non rispetterà la legge internazionale.

        La fine del commercio di armi e di legami militari: in particolare per India, Turchia e Brasile – i tre maggiori importatori di armi israeliane [27] – affinché decidano di troncare ogni legame militare e di commercio di armi con Israele.

        Il Movimento non-allineato (NAM) affinché continui i inviti a bandire i beni provenienti dalle colonie, negare l’accesso ai coloni e mettere sanzioni sulle aziende e i corpi coinvolti nella costruzione del Muro e delle colonie, appelli da loro ripetutamente lanciati dal 2004. [28]

        Il parlamento sudafricano affinché si unisca alla lotta contro l’apartheid israeliana e le compagnie internazionali coinvolte nell’occupazione e l’apartheid dai contratti pubblici. Lo invitiamo anche a mettersi alla guida dell’iniziativa dell’embargo globale di armamenti contro Israele e un boicottaggio graduale dei prodotti israeliani. Anche il commercio di diamanti con Israele deve cessare gradualmente, sviluppando laboratori per la lavorazione dei diamanti in Sud Africa, piuttosto che permettere al Sud Africa di sfruttare i diamanti grezzi del Sud Africa traendone immensi profitti dal processo di lavorazione.

        Gli stati arabi affinché mettano fine ad accordi diplomatici e commerciali esistenti con Israele ed escludere da contratti pubblici tutte le aziende internazionali coinvolte con le violazioni della legge internazionale e dei diritti umani, soprattutto le Veolia, Alstom, Lev Leviev, Caterpillar, Motorola, Volvo, ecc. L’Egitto dovrebbe aprire il valico di Rafah a tempo indeterminato.

        I sindacati che partecipano alla prossima conferenza ITUC a Vancouver, affinché mettano in atto il BDS e tronchino ogni rapporto con Histadrut.

Nelle parole di Nelson Mandela, la giustizia per il popolo palestinese è diventata “la più grande questione morale del nostro tempo”. Il brutale assedio di Gaza d’Israele è oggi la più critica e urgente di tutte le ingiustizie israeliane contro il popolo palestinese. Il BNC invita tutte le persone di coscienza e i gruppi di cittadini in ogni parte del mondo a intensificare la campagna di BDS contro Israele come il più efficace modo di porre fine all’assedio, chiedendo a Israele di rendere conto dinnanzi alla legge internazionale, ai fini di una giusta pace.

 [1] L’esperto legale di fama internazionale, Prof. Ben Saul, ad esempio commenta che l’attacco alla flottiglia, “L’ultimo, triste e scioccante episodio ci ricorda della sconsideratezza di Israele nei confronti delle vite altrui, la sua totale indifferenza nei confronti dell’opinione internazione e la sua inciviltà come fuorilegge della comunità internazionale.” http://www.abc.net.au/unleashed/stories/s2915343.htm

Avvocati britannici di fama sono arrivati alla stessa conclusione su The Times: http://www.timesonline.co.uk/tol/comment/letters/article7142646.ece  così come professori di legge olandesi di spicco in una lettera all’NRC Handelsblad: http://www.iss.nl/News/Karin-Arts-co-authors-letter-about-Israel-for-Dutch-newspaper

[2] http://untreaty.un.org/cod/avl/ha/cspca/cspca.html

[3] http://www.ynetnews.com/articles/0,7340,L-3897773,00.html

[4] http://www.bloomberg.com/apps/news?sid=a_vBbjBZJ6LM&pid=20601087

[5]http://www.todayszaman.com/tz-web/news-212110-100-ambassador-celikkol-back-in-ankara-for-consultations.html

[6]http://www.news-gazette.com/news/news/2010-06-02/turkeys-parliament-wants-review-israeli-ties.html

[7] http://www.swedishwire.com/nordic/4809-norway-calls-for-boycott-on-arms-to-israel

[8] http://www.bdsmovement.net/?q=node/710

[9] http://ibnkafkasobiterdicta.wordpress.com/2010/06/03/the-swedish-dockers-union-decides-on-a-blockade-against-israeli-ships-and-goods/

[10]http://www.cosatu.org.za/show.php?include=docs/pr/2010/pr0531d.html&ID=3395&cat=COSATU%20Today

[11] http://groups.google.com/group/cosatu-press/msg/a2ff0baff48201c4?pli=1

[12] http://www.samwu.org.za/index.php?option=com_content&task=view&id=621&Itemid=1

[13] http://www.thejc.com/news/uk-news/32579/unite-votes-boycott-israel

[14] http://www.nrk.no/nyheter/norge/1.7148110

[15] http://www.ynetnews.com/articles/0,7340,L-3898052,00.html

[16] http://www.guardian.co.uk/world/2010/jun/03/boycott-israel-iain-banks

[17]http://www.haaretz.com/news/national/klaxons-and-gorillaz-sound-system-cancel-israel-shows-apparently-due-to-gaza-flotilla-raid-1.294191

[18] http://www.abc.net.au/news/stories/2010/06/06/2919568.htm?section=justin

[19] http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/middleeast/palestinianauthority/7795692/Gaza-aid-flotilla-Henning-Mankell-calls-for-sanctions-on-Israel.html

[20] http://electronicintifada.net/v2/article11319.shtml

[21] http://www.bdsmovement.net/?q=node/712

[22] http://www.jpost.com/International/Article.aspx?id=177210

[23] http://www.unions.org.il/BRPortal/br/P106.jsp?id=7642

[24] http://www.pgftu.org/ensite/news.php?action=view&id=76

[25] http://www.labourstart.org/israel/Histadrut_on_Gaza.pdf

[26]http://www.amnesty.org/en/news-and-updates/news/arms-embargo-vital-gaza-civilian-toll-mounts-20090115

[27] Vedere Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI),  http://armstrade.sipri.org/armstrade/page/values.php

[28] “Riguardo agli stati membri, i ministri li invitano a prendere delle misure, compreso per vie legislative, collettivamente, su base regionale e individuale, per impedire che qualsiasi prodotto degli insediamenti illegali israeliani possa entrare i propri mercati, consistentemente con gli obblighi sotto i trattati internazionali, di rifiutare l’accesso ai coloni israeliani e imporre sanzioni contro le aziende e le entità coinvolte nella costruzione del Muro e altre attività illegali nel territorio occupato palestinese, compresa la Gerusalemme est.” http://unispal.un.org/UNISPAL.NSF/0/4B3B9C4D7017D42D8525722700520F5F

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June 14, 2010 at 7:31 pm Leave a comment

Gli eroi della Mavi Marmara: una svolta nel pacifismo internazionale

Tradotto da Gulagnik traduttrice Daniela FilippinDichiarazione dal New England Committee to Defend Palestine sugli eroi del Mavi Marmara.

Dai i resoconti più credibili che ci sono giunti di ciò che è avvenuto nelle prime ore del mattino durante l’attacco alla flottiglia del Free Gaza, sembrerebbe chiaro che i commando israeliani abbiano aggredito la nave-guida della flotta – la Mavi Marmara – aprendo il fuoco prima di abbordarla, in acque internazionali, e con ciò aspettandosi di sottometterne rapidamente il capitano ed i passeggeri, attraverso un’azione di brutale forza armata. Questa azione segue l’ormai noto modello di attacchi da parte di sionisti armati contro attivisti inermi, dall’investimento di Rachel Corrie con il bulldozer fino all’esecuzione con colpo di arma da fuoco, a bruciapelo, di Basem Abu Rahme.

Ma è altrettanto chiaro che stavolta gli eventi non abbiano seguito il solito copione: i passeggeri della Mavi Marmara si sono opposti. Decidendo che non erano disposti a permettere che la propria nave fosse illegalmente abbordata e sottoposta ad un’incursione in acque internazionali, hanno scelto di non farsi sparare, pestare, elettrizzare, rapire o torturare senza almeno opporre resistenza. I militari israeliani hanno giustificato l’uccisione di attivisti della flottiglia affermando che questi abbiano reagito in maniera “non-violenta” all’invasione armata della propria nave. Nei termini dettati dal colonialismo, l’autodifesa degli oppressi rende legittima la violenza omicida degli oppressori.

I commando hanno invaso la nave aprendo il fuoco. Nessuno sa quante vittime ci sarebbero state se gli attivisti non avessero opposto resistenza sul ponte della nave; è possibile che i militari avrebbero portato la propria sistematica strage avanti per tutta la nave, uccidendo a più non posso. Per come sono andate le cose, le immagini trasmesse alla TV turca mostrano i soldati raggruppati assieme, piegati su un lato del ponte con le armi spiegate. Addestrati principalmente a pestare e uccidere bimbi di nove anni che gettano pietre, parevano terrorizzati di fronte a degli adulti armati di null’altro che bastoni e pezzi di tubature.

La resistenza dei passeggeri a bordo della Mavi Marmara apre un nuovo capitolo nel movimento pacifista. La loro decisione di battersi si è dimostrata eroica. Hanno utilizzato qualsiasi mezzo avessero a disposizione – prevalentemente i proprio corpi inermi e il proprio coraggio – per opporsi a unità di commando fortemente armate. Il risultato è stato che i sionisti non hanno potuto assaporare la propria facile vittoria, quella che si erano aspettati. I militari avranno anche bloccato l’avanzata della flottiglia, ma stavolta le conseguenze sono state maggiori di quelle che potevano permettersi di pagare. L’operazione è risultata un fallimento in tutti i sensi, quasiasi possa essere il “pubblico” di fronte al quale la si presenta. La stampa israeliana ha reso noto che per i sionisti questa missione ha rappresentato un fallimento per via dei ferimenti nei loro ranghi. Questo fatto non può essere sottolineato abbastanza. Agli occhi della popolazione del colonizzatore razzista, non v’è limite alla distruzione e la brutalità che possono essere inflitte contro gli altri, ma si aspettano che questa distruzione venga inflitta in maniera altamente tecnologica e ben gestita, proteggendo se stessi da qualsiasi conseguenza. Questo è il motivo per il quale l’attacco del 2006 in Libano e quello di Gaza del 2008 rappresentano significative sconfitte.

Gli organizzatori del convoglio sapevano già in anticipo che i sionisti avrebbero usato la forza bruta per fermarli, ma hanno comunque coraggiosamente scelto di andare avanti, sfidando l’assedio. Molti degli attivisti – soprattutto i membri turchi – avevano annunciato la propria inamovibile intenzione a completare la missione, accettando il martirio in nome della Palestina come un onore. Il loro sangue ha sconfitto la spada degli israeliani. Hanno reso evidente ed esposto l’ipocrisia delle istituzioni della cosiddetta “legge internazionale”, il Consiglio di Sicurezza dell’ONU, la “diplomazia” di Obama, e l’impegno europeo nei confronti dei “diritti umani”. Il loro sacrificio ha aperto un nuovo varco verso il sollevamento dell’assedio di Gaza, mostrando la via ad altri.

Coloro che hanno dato la propria vita sulla Mavi Marmara meritano di essere onorati fra i martiri della resistenza.

Cengiz Akyüz 41 Iskandarun, Turchia, sposato con tre figli
Ali Haydar Bengi 39 Diyarbakir, Turchia, sposato con quattro figli
Ibrahim Bilgen 61 Siirt, Turchia, sposato con sei figli
Furkan Dogan 19 Turco-americano. Ucciso in stile di esecuzione, a bruciapelo: cinque volte alla testa
Cevdet Kiliçlar 38 Giornalista di Kayseri, Turchia, sposato con due figli
Cengiz Songur 47, sposato con sette figli
Çetin Topçuoglu 54, Adana, Turchia, campione di Taekwando, sposato con un figlio
Fahri Yaldiz 43, Adiyaman, Turchia, pompiere, sposato con quattro figli
Necdet Yildirim 32, Malatya, Turchia, cooperante dell’IHH, sposato con un figlio

E’ apparso originalmente su http://palestinethinktank.com/2010/06/07/the-heroes-of-the-mavi-marmara-a-turning-point-for-international-solidarity-english-and-arabic/ in inglese e arabo.

La traduzione, da Daniela Filippin di Gulagnik può essere liberamente riprodotta, citando la traduttrice e la fonte.

June 7, 2010 at 10:37 pm Leave a comment

Tariq Shadid – Bagno di sangue della Freedom Flotilla: ma a nessuno piace un pazzo

Tradotto dall’inglese da Daniela Filippin

Ancora una volta lo stato d’Israele è riuscito a lasciare la sua impronta di sangue nella storia. Non è la prima volta che l’entità sionista compie una strage di civili, e non è nemmeno una novità che conduca degli attacchi nei confronti di persone arrivate a portare aiuti ai derelitti e disperati. Rifugiandosi comodamente dietro alla cortina di fumo creata dai media ufficiali del mondo occidentale, la pratica dell’esercito israeliano è stata per lungo tempo quella di sparare ad ambulanze, medici, paramedici, giornalisti, manifestanti, e altri civili disarmati, comprese donne e bambini dentro le loro stesse case, con mortale brutalità. 

Ad ogni modo, il bagno di sangue della Freedom Flotilla sarà ricordato nella storia mondiale come una giornata nera da chiunque dia un minimo di valore all’impegno umanitario. In questo caso, le vittime non erano palestinesi ma membri della comunità internazionale. Gli occhi dei media mondiali erano sin dall’inizio puntati su ciò che quelle navi avrebbero subìto, dopo aver salpato verso l’assediata Gaza, con la sua popolazione ridotta alla fame per il blocco. 

Politicamente, il governo turco aveva avvertito che non avrebbe accettato un eventuale attacco di Israele contro la flottiglia con mezzi sproporzionati. Ciò nonostante, nulla ha potuto impedire a Israele di utilizzare una forza bruta quanto arbitraria contro civili inermi in acque internazionali. In alcuni passaggi di un’intervista rilasciata dopo la carneficina della flottiglia, il noto Norman Finkelstein, figlio di sopravvissuti all’Olocausto, ha avuto piena ragione nel definire Israele come uno stato “impazzito” (“lunatic state”).  

Sgomento e rabbia

Con lo stupore di molti, soprattutto di coloro che ancora non conoscevano la reale natura violenta dell’entità sionista, il 31 maggio i commando israeliani hanno attaccato la nave turca Mavi Marmara, che trasportava il grosso dei volontari umanitari presenti nella flotta, compiendo un massacro inconcepibilmente cinico e crudele. Hanno assassinato almeno nove volontari inermi, ferendone a dozzine – si dice – mentre questi passeggeri sventolavano delle bandiere bianche.

Per molti occidentali, vittime di un lavaggio del cervello affinché credano che lo stato sionista sia un cosiddetto faro di civiltà, un’isola di modernità in un mare arabo di supposta arretratezza, lo shock consiste principalmente nello scoprire che un’aggressione tanto primitiva e insensata semplicemente non pare corrispondere all’immagine che si erano fatti di Israele. Apparentemente, l’inconcepibile crudeltà applicata contro i palestinesi a Gaza durante il massacro del 2008-9, famigerato per il letale fosforo bianco caduto a pioggia in aree densamente popolate e condannato con decisione dal rapporto Goldstone, fino ad ora ha fallito nell’intento di rendere il pubblico consapevole del reale livello di sete di sangue dei sionisti. Le masse del mondo occidentale sembrano essere state completamente abituate ad accettare il sistematico assassinio di palestinesi da parte degli israeliani come una “tragedia senza fine”, alla quale sperano che “ci sia una soluzione”, oppure arrivando persino a incolpare di tutto ciò i palestinesi stessi.  

Tuttavia, per i palestinesi, in questo freddo e premeditato comportamento omicida israeliano non vi è nulla di nuovo. Per ben sei decenni hanno provato sulla propria pelle come la follia ideologica dei sionisti li spinga ad agire quando hanno in mano un’arma e si trovano di fronte ad un civile inerme. La lista di esempi di simili comportamenti grondanti sangue è ormai diventata talmente lunga, che nessun palestinese si fa illusioni che la situazione possa cambiare in fretta. Si può affermare che Israele è disposto e pronto ad assassinare chiunque, e lo fa ovunque reputi che sia necessario. Apparentemente, ora lo fa anche senza badare a chi sta guardando. Se è vero che Israele investe somme spaventose per la propria propaganda e la costruzione della propria immagine, è ormai altrettanto vero che coltiva l’arrogantissima nozione di potersi permettere di accusare grandi perdite in questi campi senza pagare (almeno in proporzione) in termini d’influenza politica mondiale.

Percezione di sé distorta

Evidentemente, per il fatto di essersi dilettati in questo genere di attività per tanti anni di fila senza aver mai sofferto una significativa reazione di opposizione politica sulla scena internazionale, lo stato belligerante d’Israele è arrivato a soffrire di una percezione di sé fortemente distorta.

Chiaramente, esso considera le leggi internazionali come un insieme di regole che esistono per controllare soltanto il comportamento delle altre nazioni, mentre i trattati internazionali sarebbero inutili accordi che in maniera arbitraria pongono un freno alla propria sfacciataggine negli affari internazionali (incluso l’uso del nucleare). La trasparenza politica, poi, considerano viene considerata come uno caratteristica degli sciocchi. In cinica contraddizione con tutto questo, ciò nonostante Israele conta sulla medesima comunità internazionale per il suo presunto “diritto di esistere”, nonostante la sua natura di stato colonialista ed espansionista, con confini ancora indefiniti.

Israele è consapevole che da un punto di vista psicologico ha una tale presa sulle popolazioni delle nazioni potenti del mondo che la gente sembra stata condizionata a non chiedersi più nemmeno perché Israele sia esentata dal rispettare le leggi. Contemporaneamente, in una sorta di automatismo, le popolazioni del mondo mormorano fra di loro: “Già, è il senso di colpa dall’Olocausto”. Israele ripone una fede cieca in questo meccanismo, e in apparenza inizia a credere nelle proprie bugie.

 Ad un livello politico più elevato – e quindi ad un livello di maggiore informazione – questo atteggiamento da servi è più una sorta di recita Hollywoodiana che una posizione realmente sincera da parte dei politici occidentali. In effetti, molti di loro sono piuttosto stanchi di subire costantemente la prepotenza di Israele e della lobby ebraica. Ai politici del mondo è stato ”insegnato” che tutto il proprio personale potere politico e le proprie finanze dipendono dall’apparire e dall’agire in maniera palesemente pro-israeliana. Per molti di loro, anche azzardarsi ad attribuire la colpa a entrambe le parti, anche quando Israele è evidentemente colpevole, li fa sentire come se rischiassero un tradimento dei loro stessi portafogli, e delle proprie carriere politiche. La stessa cosa, purtroppo, vale per molti di quelli che lavorano nei media occidentali, nonostante la supposta lealtà ai principi universali del giornalismo. 

Altre nove Rachel Corrie

Ciò nonostante, ecco cosa fa spiccare il bagno di sangue della Freedom Flotilla sugli altri crimini commessi negli anni da Israele: stavolta sono stati messi di fronte a una condanna unanime e hanno costretto anche alcuni dei governi più cauti del mondo a dar voce al proprio dissenso e alla propria costernazione. Alcuni paesi, noti per il loro cieco sostegno allo stato sionista, si sono fatti notare più di altri per aver assolto l’indifendibile, come gli Stati Uniti e i Paesi Bassi durante le sedute del Consiglio per i Diritti Umani dell’ONU del 2 giugno, trovandosi poi uniti solo con l’Italia di Berlusconi, ma altrimenti isolati dalla voce della comunità mondiale.

A giudicare dai principi della legge internazionale, Israele è sempre stata molto difficile da difendere, ma l’attuale situazione mette a dura prova anche i più subdoli falsificatori della storia, costringendoli a inventare qualcosa per salvare la propria credibilità – anche nei confronti di quelli che hanno subito più lavaggi del cervello. Perché 9 civili appartenenti alla comunità internazionale, compreso il 19enne americano Furkan Dogan, che stavano portando cibo e materiale di costruzione ad una popolazione affamata, dovevano morire? Furkan è stato colpito ben 5 volte, con 4 colpi alla testa, suggerendo fortemente che i morti della flottiglia siano stati uccisi a sangue freddo. Chi può credere nella benevolenza di Israele ora?

Nonostante l’aver dovuto sostenere pressioni da molti anni per l’assassinio nel 2003 di Rachel Corrie, la giovane americana che aveva cercato di impedire la distruzione di una casa palestinese, venendo brutalmente schiacciata a morte da un bulldozer dell’esercito israeliano, il governo Netanyahu continua stupidamente e vilmente ad aggiungere altre 9 Rachel Corrie alla lista di martiri internazionali per la Palestina.

Erosione del sostegno per Israele

I disperati tentativi di Israele di cancellare i propri crimini, compreso il blackout mediatico e la falsificazione dell’informazione, hanno soltanto aumentato la sempre più diffusa e crescente sfiducia verso Israele stessa. Un ottimo esempio della disinformazione è rappresentato dall’istanza con cui lo stato sionista ha accusato la Freedom Flotilla di avere legami con Al Qaeda, un’affermazione senza fondamento che è stata poi ritirata dallo stesso governo israeliano, poco dopo essere stata emessa.

Israele sottovaluta sistematicamente i danni che questi eventi possono infliggere sulla stessa macchina della propaganda, e alla propria reputazione internazionale. Sottovaluta artisti come Elvis Costello, Carlos Santana e Gil Scott-Heron, che hanno cancellato i propri concerti in Israele, come segnali di un boicottaggio completo sui piani economici, artistici e accademici, boicottaggi che stanno facendo sempre più chiasso.

A livello politico, il prezzo che Israele sta pagando per la sua folle aggressione è abbastanza tangibile. La Turchia ha reagito con rabbia fulminante, richiamando il proprio ambasciatore e con le parole di Erdogan, mostrando una durezza senza precedenti nei confronti dello stato sionista. Il Nicaragua ha sospeso ogni legame diplomatico con Israele. Almeno 17 paesi, compresa la Svezia, hanno richiamato i propri ambasciatori pretendendo delle spiegazioni. Ma il vero prezzo che Israele sta pagando non è politico.

In politica, tutto dipende dal denaro e dai comuni interessi e patti dei coinvolti. Questi legami e accordi sono quasi sempre valorizzati dai politici molto più dei principi, delle leggi e della morale. Tuttavia, il modo di ragionare delle masse raramente si basa su linee guida tanto opportunistiche, tendendo invece a seguire le emozioni che spaziano dalla paura alla solidarietà umana. Questo fenomeno può essere la base dello sfruttamento delle masse da parte della politica, ma al tempo stesso può rivoltarsi contro di essa.

L’amore non si compra

Per qualsiasi potenza che imponga il proprio volere con la forza, è sempre importante  capire che qualsiasi espressione di sostegno è effimera e scaturisce dall’opportunismo e dal bisogno di sopravvivenza. Israele deve quindi rendersi conto che imporre la propria infinita prepotenza sulla comunità internazionale non è un sistema che può essere mantenuto senza limiti, almeno non senza un suo prezzo. Anche se alle persone in occidente è stato insegnato, quasi fosse alla base delle proprie filosofie di vita, che devono rispettare e apprezzare Israele come se il loro stesso benessere ne giovasse, il vero e sentito sostegno per Israele si sta erodendo molto in fretta.

L’erosione del consenso procede mano nella mano con quella che è la scoperta della vera natura dello stato sionista, che al suo interno incarna sia il razzismo che la violenza calcolata contro i civili. Queste sono caratteristiche abbastanza visibili per chiunque faccia uno sforzo per notare l’immensa oppressione, violenza e discriminazione che Israele opera quotidianamente sui palestinesi.

Il potere politico, economico e militare può forse essere imposto alla gente, anche su un’intera comunità internazionale. Ma una delle leggi della natura dice che l’amore o la vera affinità non possono essere imposte a nessuno: possono solo essere conquistate. In questo senso, Israele attraverso gli anni non si è guadagnato nulla, ma potrebbe ben essere lo stato con il più grande debito di tutti. Potrebbe reggersi tutto sulla politica, ma nessuno ama un folle.

Dr. Tariq Shadid è un chirurgo generico palestinese, attualmente a capo di un reparto d’ospedale in Medio Oriente. Nato e cresciuto nei Paesi Bassi, ha scritto numerosi articoli di analisi politica per il Palestine Chronicle nei primi anni della Intifada di Al Aqsa, ora raccolti nel libro “Understanding Palestine“, disponibile su Amazon.  È stato per molti anni un membro attivo dell’organizzazione olandese “Stop de Bezetting” (Stop all’occupazione) guidata dalla nota attivista pro-palestinese Gretta Duisenberg. Per quasi cinque anni, è stato portavoce ufficiale della comunità palestinese dei Paesi Bassi (PGN), ed è diventato un noto difensore della causa palestinese nei media olandesi come la TV, la radio e i quotidiani. E’ anche un prolifico cantante e cantautore e produttore di canzoni per la causa palestinese, che possono essere trovate sul suo sito: http://www.docjazz.com

Questa Gulagnik traduzione potrebbe essere riprodotto liberamente, citando per intero il titolo, la fonte e la tradutrice. E’ apparso in inglese qui: http://palestinethinktank.com/2010/06/04/tariq-shadid-freedom-flotilla-bloodbath-no-one-loves-a-lunatic/

June 6, 2010 at 9:58 pm Leave a comment

Ismail Haniyeh INTERVIEW with an Italian paper

by Umberto De Giovannangeli

Translated from Italian by Daniela Filippin for www.palestinethinktank.com and https://gulagnik.wordpress.com 

“All the victims of the Israeli attack are to be considered martyrs of the Palestinian cause. And as such they shall be remembered… Israel has committed its umpteenth act of terrorism. State terrorism. Exactly like the siege of Gaza.” Thus speaks Ismail Haniyeh, Prime Minister of Hamas. “How can one speak of negotiation, even indirectly” adds Mr Haniyeh, in this exclusive interview granted to L’Unità, “with someone who commits and lays claim to such criminal acts? The Palestinian people’s answer to this act of State terrorism is united, strong and determined. It’s a determination that President Abbas (Abu Mazen) must also show: we once again appeal to the PLO to cease all negotiations with Israel, both direct and indirect. There’s no point in continuing to negotiate in the light of a crime that stretches beyond all limits of acceptability.” 

Israel has stressed that it will prevent with every means available the lifting of the Gaza blockade. What is Hamas’s reply?

“It’s every Palestinian’s reply – we don’t intend to give in to those who practice State terrorism as policy. In these last few days I hear words like “truth” and “justice” being used from all sides… But the word “justice” has no real meaning when Israel is involved. International investigations have reported the crimes committed by the Israeli armed forces during the war provoked in Gaza. Well, no one has ended up being held accountable for those crimes. The truth is that Israel continues to enjoy a total international impunity. It shall not be stopped in its tracks by words of condemnation or appeals towards moderation. Including appeals to free Palestine…”

President Mahmud Abbas (Abu Mazen) has defined the “Freedom Flotilla” assault an act of State terrorism…

“President Abbas can’t shut his eyes and ears off to the outrage of an entire people. But President Abbas must draw his conclusions, act out on these words of condemnation…”

What does Hamas think that “acting out” should involve?

“Interrupt all negotiations, whether direct or indirect, with Israel. There’s no point talking with someone who knows and practices only the language of violence…”

This is a language that Hamas itself has never stopped using…

“The right to resistance is recognized even by the Geneva Convention. We are resisting against one of the world’s most powerful armies. The United States and Europe all too often pretend to forget that the blockade on Gaza has been imposed by Israel after Hamas won the first free elections in the Territories. Ours was a government legitimized by the vote. But this has counted for nothing to the Israelis. The population of Gaza had to be punished for its choice. They did this by starving it, by turning Gaza into an open-air prison… We continue to fight against this state of affairs. If the word “justice” still had any sense, the international community would be imposing the end of the siege on Israel. But that won’t happen anytime soon.”

The fact remains that President Abbas has announced that in spite of everything, the indirect negotiations will continue…

“If this will indeed happen, it’ll be a very serious state of affairs, especially at such a time. Resistance against the Israeli aggression requires unity rather than choices that bring fragmentation.”

Some claim that the assault on the pacifist ships was a gift to Hamas…

“This claim is outrageous, cynical and shameful, and an insult to the victims of this act of Israeli piracy. Only those who’ve forgotten Gaza could have been surprised by the Israelis’ actions. Their arrogance knows no bounds. Just like their impunity. All the victims of the Israeli attack are to be considered martyrs of the Palestinian cause. And as such they shall be remembered. Always.”

You spoke of “language of force”. But in the “language of Hamas”, the word negotiation exists.

“Of course. But it isn’t synonymous with surrender…”

Even those who consider the exclusion of Hamas from the peace process an error ask for a sign of aperture from you: recognizing the State of Israel.

“It’s as if a victim were ask to recognize, and thus to legitimize their aggressor. I want to be even more explicit on this point: any form of recognition cannot help but become a part of a negotiation, not a form of prejudicial conduct. Hamas is willing to negotiate a long-term hudna (truce) with Israel. The condition is that the Gaza siege be lifted and the colonization of the Occupied Territories should cease immediately, including that of Al-Quds (Jerusalem). This is our request. As you can see, it’s perfectly in line with the requests of many world leaders… Yet Israel’s response has been there for everyone to see.”

Speaking of the “Freedom Flotilla”: Israel branded the organizers and participants as “pro-Hamas”.

“To the Israeli propaganda this is equivalent to turning them into criminals. To us it would be an honour. But it’s not the case. The hundreds of people who’ve challenged Israel’s State terrorism were moved by a profound sense of justice and solidarity towards an oppressed people, who are prevented from traveling, and brought to the limits of starvation. They challenged the Israeli army. This makes them heroes.”

You’ve asked the International Community to do something to lift the blockade of Gaza. Would Hamas agree to accept an international interposition force stationed at the border between the Gaza Strip and Israel?

“That’s a possibility. It needs to be discussed, to clarify the conditions and the details.”

Can a model of reference be South Lebanon’s UNIFIL?

“Yes, it could be.”

(with the cooperation of Osama Hamdan)

http://palestinethinktank.com/2010/06/04/ismail-haniyeh-interview-%e2%80%9clift-the-blockade-on-gaza%e2%80%9d/

http://www.unita.it/news/mondo/99515/ismail_hanyeh_via_il_blocco_da_gaza

June 4, 2010 at 6:06 pm 1 comment


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