Il massacro della flottiglia di Israele evidenzia l’urgenza di intensificare il BDS

June 14, 2010 at 7:31 pm Leave a comment

Tradotto in italiano da Daniela Filippin per Gulagnik 

Palestina occupata, 8 giugno 2010 – In seguito al massacro di operatori umanitari e attivisti a bordo della Freedom Flotilla, avvenuto il 31 maggio 2010, e dell’insistenza di Israele a voler continuare l’assedio illegale di Gaza, mettere pressioni sullo stato sionista per costringerlo a conformarsi agli obblighi della legge internazionale è diventata una questione d’innegabile urgenza. Ubriaco di potere e del senso della sua stessa impunità, Israele ha ignorato i recenti appelli del segretario generale dell’ONU, oltre all’opinione diffusa fra i governi del mondo, di metter fine al suo assedio mortale. Israele ha poi scaricato il peso della responsabilità morale di fare qualcosa sulla società civile, costretta da sola a cercare di fargli assumere le proprie responsabilità e di rispettare le leggi internazionali, al fine di metter fine alla sua impunita criminalità. La campagna globale guidata dai palestinesi di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (BDS) contro Israele ha dimostrato di essere il modo più efficace per ottenere i risultati sopra elencati.

Il prolungato blocco che Israele ha imposto nei confronti di alimenti essenziali, forniture sanitarie e materiali per l’educazione e la costruzione non è solo immorale: è una severa forma di punizione collettiva, un crimine di guerra proibito dall’articolo 33 della quarta convenzione di Ginevra. Il blocco provoca la povertà diffusa, la contaminazione dell’acqua, la degenerazione ambientale, le malattie croniche, la devastazione economica, e centinaia di morti. Questo assedio medievale, in atto da tre anni contro 1,5 milioni di palestinesi di Gaza, è stato inequivocabilmente condannato da esperti legali di spicco, compreso il relatore speciale sui diritti umani nei territori occupati dell’ONU, Prof. Richard Falk, che ha descritto la situazione come un “genocidio lento”.

I crimini universalmente condannati di Israele contro le navi civili della Freedom Flotilla, come viene sostenuto unanimemente da esperti internazionali [1],  violano sia la legge internazionale marittima che la convenzione dell’ONU sulle leggi del mare, che precisa: “Il mare aperto dovrebbe essere riservato a intenti pacifici.” Sotto l’articolo 3 del 1988 della convenzione di Roma per la soppressione di atti illegali contro la sicurezza nella navigazione marittima, costituisce un crimine internazionale per chiunque prendere con la forza, o esercitare il controllo forzato su una nave, oltre a essere un crimine ferire o uccidere qualsiasi persona a bordo. 

Come hanno confermato diversi studiosi della legge internazionale, non v’è assolutamente nessuna giustificazione legale per l’atto di aggressione contro le navi civili, che portavano aiuti umanitari e materiali per lo sviluppo a civili che soffrono sotto l’occupazione di un blocco palesemente illegale, che ha creato un’artificiale e deliberata catastrofe umanitaria. La nostra risposta deve quindi essere proporzionata alle sconfinate sofferenze, risultato di questo assedio, oltre che al sistema complesso e decennale di oppressione israeliana.

La reazione della comunità internazionale e della gente di tutto il mondo deve essere compresa contestualizzando l’ultima atrocità israeliana all’interno di decenni di crimini israeliani impuniti, impunità concessagli dai governi d’occidente e ultimamente, anche dalle Nazioni Unite. Dalla Nakba in poi, con la fondazione di Israele attraverso l’espropriazione e la pulizia etnica della maggior parte dei popoli indigeni palestinesi, a Israele è stato permesso di negare a 6 milioni di rifugiati il diritto riconosciuto dall’ONU di tornare nelle proprie case di origine. Nello stesso periodo, Israele è riuscito a farla franca mettendo in atto un sistema di discriminazione razziale, legalizzato e istituzionalizzato,  conforme alla definizione di apartheid che è stata decretata dalla convenzione internazionale per la soppressione e la punizione dello stesso crimine del 1993. [2] Per esattamente 43 anni, Israele ha mantenuto la propria occupazione della Cisgiordania, incluse Gerusalemme e Gaza. Ha continuato la propria espansione coloniale illegale, commettendo crimini di guerra gravi con impunità. Persino la sentenza della corte internazionale di giustizia del 2004, che decretò illegali il Muro e gli insediamenti coloniali, chiamando direttamente gli stati affinché si arrivasse all’abbattimento di entrambi, fu ignorata.

Da parte della comunità internazionale, si stanno osservando dei segnali circa il sostegno incondizionato a Israele, per proteggerlo dal doversi assumere le proprie responsabilità o persino dall’essere criticato, che sta iniziando a mostrare delle crepe. Il massacro della flottiglia da parte di Israele è andato incontro a sanzioni internazionali, compresa la sospensione di relazioni diplomatiche con Israele. In particolare, il Nicaragua [3], il Sud Africa [4] e la Turchia [5] hanno rispettivamente richiamato i propri ambasciatori da Tel Aviv, oltre ad un’unanime richiamo da parte del parlamento turco a “rivisitare le relazioni politiche, militari ed economiche con Israele” e “cercare giustizia contro Israele attraverso le autorità legali nazionali ed internazionali”. [6] Oltretutto, il ministro dell’educazione norvegese, nonché capo del partito socialista, Kristin Halvorsen, ha reiterato la propria diffida all’armamento di Israele, invitato gli altri stati a seguire il suo esempio, “di imitare la posizione norvegese, che proibisce il commercio di armi con Israele”. [7]

La società civile internazionale ha reagito rapidamente ed efficacemente all’attacco israeliano contro la flottiglia. Il sindacato svedese dei lavoratori portuali ha prestato ascolto all’appello di boicottaggio, [8] decidendo di bloccare ogni carico, da e per Israele, dal 15 al 24 giugno. [9] La federazione sindacale sud africana COSATU “ha invitato tutti a un maggiore sostegno della campagna di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni internazionale contro Israele”, invitando “tutti i sud africani a rifiutare di acquistare o maneggiare merce da Israele, o entrare in affari con aziende israeliane.” [10] L’unione e alleanza di trasporti South African Transport and Allied Workers’ Union (SATAWU), che fu pioniera del boicottaggio marittimo contro Israele nel febbraio 2009, rifiutando di scaricare il carico di una nave a Durban, ha anche accolto l’appello del BNC, invitando i propri soci a “non permettere che alcuna nave israeliana approdi al porto o venga scaricata qui”, e invitando altri sindacati a “non maneggiarle”. [11] L’unione sudafricana di lavoratori municipali, o South African Municipal Workers Union (SAMWU) ha unanimemente invitato ogni municipio in Sud Africa a diventare zona una zona libera da associazioni con l’apartheid israeliana. [12] Alla sua prima conferenza sulla propria linea politica tenutasi a Manchester il più grande sindacato britannico, Unite, ha unanimemente promosso una mozione di BDS per boicottare ogni azienda israeliana. [13] La federazione di sindacati più grande della Norvegia, la LO, che comprende quasi un quinto dell’intera popolazione norvegese, ha invitato il fondo delle pensioni di stato, il terzo più grande del mondo, a disinvestire da ogni azienda israeliana. [14] Un sondaggio fatto dopo l’attacco alla flottiglia ha dimostrato che più del 42% dei norvegesi ora sostiene un boicottaggio totale dei beni israeliani. [15]

 Anche figure di spicco del mondo della cultura hanno detto la loro. Lo scrittore britannico di fama mondiale, Iain Banks, ha sostenuto nel Guardian che il miglior modo per gli artisti, scrittori e accademici internazionali di “convincere Israele del proprio stesso degrado morale e anomalia etica” è di “semplicemente non avere nulla più a che fare con questo stato di fuorilegge.” [16] Sulla scia dell’attacco contro la flottiglia i Klaxons e i Gorillaz Sound System hanno annullato i propri concerti in Israele, [17] così come i Pixies. [18] Lo scrittore svedese di best-seller internazionali, Henning Mankell, presente sulla Freedom Flotilla quando è stata attaccata, ha invitato tutti a promuovere una sanzione globale nello stile di quella che fu mossa contro il Sudafrica, in risposta alla brutalità di Israele. [19] La scrittrice di best-seller americana, Alice Walker, ha ricordato al mondo del boicottaggio nei confronti della compagnia di autobus razzista che scaturì dal gesto di Rosa Parks e Martin Luther King a Montgomery, in Alabama, durante i movimenti di diritti civili, richiamando a un più ampio sostegno del BDS contro Israele “come dovere morale”. [20]

Il Comitato nazionale palestinese del BDS (BNC) ha caldamente dato il benvenuto a queste coraggiose, nobili ed efficaci iniziative e azioni internazionali per poter mettere fine all’assedio e all’impunità criminale di Israele. Rendiamo omaggio agli artisti, gli sportivi e i sindacati per aver prestato ascolto agli appelli della società civile palestinese, al fine di promuovere una solidarietà più efficace con il popolo palestinese.

  Oggi, inviamo un appello a

        Sindacati di lavoratori portuali, affinché prestino ascolto alla chiamata, [21] pubblicata il 7 giugno 2010, da tutti i movimenti sindacati palestinesi per bloccare il caricamento e lo scarico dei carichi navali, da e per le imbarcazioni israeliane.

        Altri sindacati ad adottare il BDS, implementando un boicottaggio dei prodotti israeliani, e disinvestendo i propri fondi di pensioni, di tutti i titoli, da Israele e da aziende internazionali che beneficiano dall’occupazione e l’apartheid di Israele. Invitiamo anche tutti i sindacati internazionali a seguire l’esempio storico posto dall’unione accademica britannica, la UCU, quando decise [22] il 31 maggio di cessare i rapporti con Histadrut, persino prima che fossero rese pubbliche le dichiarazioni dello stesso, [23] atte a passare una mano di bianco sui crimini di Israele nel massacro della flottiglia. Il movimento dei sindacati palestinesi, rappresentato dal BNC, ha inequivocabilmente condannato la recente difesa di Histadrut nei confronti dei crimini di guerra d’Israele. La federazione generale palestinese di sindacati (PGFTU), ad esempio, ha accusato [24] Histadrut di nascondersi “dietro al pretesto della collaborazione fra sindacati per giustificare il brutale assalto contro i civili, che volevano offrire aiuti umanitari a 1,5 milioni di palestinesi, per la maggior parte lavoratori, di Gaza.” Vale la pena di notare che Histadrut aveva difeso i crimini di guerra d’Israele a Gaza durante il 2008-09. [25]

        I governi a porre immediatamente fine a ogni forma di collusione con il blocco illegale d’Israele nei confronti della Striscia di Gaza, mettendo pressioni su Israele per garantire accesso illimitato e libertà di movimento a persone e beni dentro e fuori dalla Striscia. I governi che rispettano la legge internazionale e i diritti umani sono invitati a mettere in atto un embargo globale di armi contro Israele e bandire qualsiasi forma di commercio con le colonie.         

        Le persone di coscienza a mettere pressioni sui governi, affinché sospendano immediatamente il commercio di armi con Israele, implementando sanzioni contro gli scambi, chiedendo che vengano portati di fronte ai giudici gli ufficiali e il personale militare israeliani che ha preso decisioni a favore di quest’ultimo massacro o lo ha messo in atto, oltre ad altri crimini di guerra.

         Le organizzazioni della società civile – comprese quelle di natura religiosa, le università, le unioni, le associazioni femminili, i gruppi studenteschi, le associazioni accademiche, ecc — affinché le proprie istituzioni disinvestano e sottraggono i propri fondi pensione e ogni forma di investimento in Israele, oltre alle compagnie internazionali complici nel mantenere l’occupazione, l’apartheid e le violazioni delle leggi internazionali di beni israeliani. Li richiamiamo affinché continuino a mettere pressioni sui propri governi per mettere fine all’accordo di commercio libero (FTA) con Israele, mettendo in atto un embargo di armi, come Amnesty International invitò a fare in precedenza, dopo Piombo Fuso [26].

 In particolare, ci appelliamo a:  

        L’UE, affinché rifiuti di rinnovare il piano di azione israelo-europeo e sospenda l’accordo dell’associazione UE-Israele; il Mercosur chiede di sospendere il proprio FTA con Israele; India e Cile affinché mettano fine a ogni negoziazione concernente un FTA con Israele.

        Turchia, Grecia e Irlanda, come stati le cui navi civili sono state illegalmente attaccate in acque internazionali da Israele, affinché seguano ogni canale giuridico possibile e sospendano ogni accordo bilaterale con Israele, fino a che non rispetterà la legge internazionale.

        La fine del commercio di armi e di legami militari: in particolare per India, Turchia e Brasile – i tre maggiori importatori di armi israeliane [27] – affinché decidano di troncare ogni legame militare e di commercio di armi con Israele.

        Il Movimento non-allineato (NAM) affinché continui i inviti a bandire i beni provenienti dalle colonie, negare l’accesso ai coloni e mettere sanzioni sulle aziende e i corpi coinvolti nella costruzione del Muro e delle colonie, appelli da loro ripetutamente lanciati dal 2004. [28]

        Il parlamento sudafricano affinché si unisca alla lotta contro l’apartheid israeliana e le compagnie internazionali coinvolte nell’occupazione e l’apartheid dai contratti pubblici. Lo invitiamo anche a mettersi alla guida dell’iniziativa dell’embargo globale di armamenti contro Israele e un boicottaggio graduale dei prodotti israeliani. Anche il commercio di diamanti con Israele deve cessare gradualmente, sviluppando laboratori per la lavorazione dei diamanti in Sud Africa, piuttosto che permettere al Sud Africa di sfruttare i diamanti grezzi del Sud Africa traendone immensi profitti dal processo di lavorazione.

        Gli stati arabi affinché mettano fine ad accordi diplomatici e commerciali esistenti con Israele ed escludere da contratti pubblici tutte le aziende internazionali coinvolte con le violazioni della legge internazionale e dei diritti umani, soprattutto le Veolia, Alstom, Lev Leviev, Caterpillar, Motorola, Volvo, ecc. L’Egitto dovrebbe aprire il valico di Rafah a tempo indeterminato.

        I sindacati che partecipano alla prossima conferenza ITUC a Vancouver, affinché mettano in atto il BDS e tronchino ogni rapporto con Histadrut.

Nelle parole di Nelson Mandela, la giustizia per il popolo palestinese è diventata “la più grande questione morale del nostro tempo”. Il brutale assedio di Gaza d’Israele è oggi la più critica e urgente di tutte le ingiustizie israeliane contro il popolo palestinese. Il BNC invita tutte le persone di coscienza e i gruppi di cittadini in ogni parte del mondo a intensificare la campagna di BDS contro Israele come il più efficace modo di porre fine all’assedio, chiedendo a Israele di rendere conto dinnanzi alla legge internazionale, ai fini di una giusta pace.

 [1] L’esperto legale di fama internazionale, Prof. Ben Saul, ad esempio commenta che l’attacco alla flottiglia, “L’ultimo, triste e scioccante episodio ci ricorda della sconsideratezza di Israele nei confronti delle vite altrui, la sua totale indifferenza nei confronti dell’opinione internazione e la sua inciviltà come fuorilegge della comunità internazionale.” http://www.abc.net.au/unleashed/stories/s2915343.htm

Avvocati britannici di fama sono arrivati alla stessa conclusione su The Times: http://www.timesonline.co.uk/tol/comment/letters/article7142646.ece  così come professori di legge olandesi di spicco in una lettera all’NRC Handelsblad: http://www.iss.nl/News/Karin-Arts-co-authors-letter-about-Israel-for-Dutch-newspaper

[2] http://untreaty.un.org/cod/avl/ha/cspca/cspca.html

[3] http://www.ynetnews.com/articles/0,7340,L-3897773,00.html

[4] http://www.bloomberg.com/apps/news?sid=a_vBbjBZJ6LM&pid=20601087

[5]http://www.todayszaman.com/tz-web/news-212110-100-ambassador-celikkol-back-in-ankara-for-consultations.html

[6]http://www.news-gazette.com/news/news/2010-06-02/turkeys-parliament-wants-review-israeli-ties.html

[7] http://www.swedishwire.com/nordic/4809-norway-calls-for-boycott-on-arms-to-israel

[8] http://www.bdsmovement.net/?q=node/710

[9] http://ibnkafkasobiterdicta.wordpress.com/2010/06/03/the-swedish-dockers-union-decides-on-a-blockade-against-israeli-ships-and-goods/

[10]http://www.cosatu.org.za/show.php?include=docs/pr/2010/pr0531d.html&ID=3395&cat=COSATU%20Today

[11] http://groups.google.com/group/cosatu-press/msg/a2ff0baff48201c4?pli=1

[12] http://www.samwu.org.za/index.php?option=com_content&task=view&id=621&Itemid=1

[13] http://www.thejc.com/news/uk-news/32579/unite-votes-boycott-israel

[14] http://www.nrk.no/nyheter/norge/1.7148110

[15] http://www.ynetnews.com/articles/0,7340,L-3898052,00.html

[16] http://www.guardian.co.uk/world/2010/jun/03/boycott-israel-iain-banks

[17]http://www.haaretz.com/news/national/klaxons-and-gorillaz-sound-system-cancel-israel-shows-apparently-due-to-gaza-flotilla-raid-1.294191

[18] http://www.abc.net.au/news/stories/2010/06/06/2919568.htm?section=justin

[19] http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/middleeast/palestinianauthority/7795692/Gaza-aid-flotilla-Henning-Mankell-calls-for-sanctions-on-Israel.html

[20] http://electronicintifada.net/v2/article11319.shtml

[21] http://www.bdsmovement.net/?q=node/712

[22] http://www.jpost.com/International/Article.aspx?id=177210

[23] http://www.unions.org.il/BRPortal/br/P106.jsp?id=7642

[24] http://www.pgftu.org/ensite/news.php?action=view&id=76

[25] http://www.labourstart.org/israel/Histadrut_on_Gaza.pdf

[26]http://www.amnesty.org/en/news-and-updates/news/arms-embargo-vital-gaza-civilian-toll-mounts-20090115

[27] Vedere Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI),  http://armstrade.sipri.org/armstrade/page/values.php

[28] “Riguardo agli stati membri, i ministri li invitano a prendere delle misure, compreso per vie legislative, collettivamente, su base regionale e individuale, per impedire che qualsiasi prodotto degli insediamenti illegali israeliani possa entrare i propri mercati, consistentemente con gli obblighi sotto i trattati internazionali, di rifiutare l’accesso ai coloni israeliani e imporre sanzioni contro le aziende e le entità coinvolte nella costruzione del Muro e altre attività illegali nel territorio occupato palestinese, compresa la Gerusalemme est.” http://unispal.un.org/UNISPAL.NSF/0/4B3B9C4D7017D42D8525722700520F5F

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